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DUE CHIACCHIERE CON…ARIANNA CANIATI

Ottavo appuntamento con la Rubrica “Due Chiacchiere con…”; una serie di domande per conoscere meglio le Bulldog della Serie C. L’ottava atleta intervistata è l’ala Arianna Caniati.

Come hai conosciuto questo sport?
Dopo aver provato danza, pallavolo, calcio e nuoto, mi sono iscritta a basket per seguire alcuni miei compagni di scuola. E subito è nato l’amore totale e incondizionato per questo sport.

A che età hai iniziato a giocare? E quale è stato il tuo percorso giovanile e seniores?
Ho iniziato a giocare all’età di otto anni nella Pallacanestro Albizzate, in cui ero l’unica femmina in una squadra maschile. Poi sono entrata nella società “Pro Patria et Libertate ” di Busto Arsizio, dove mi sono formata come giocatrice sotto la guida esperta e paziente del coach Luca Linari e con lui ho partecipato a cinque finali nazionali giovanili. Nelle annate 2008/2009 e 2009/2010, grazie a un doppio tesseramento, oltre a giocare in B2 con la Pro Patria, facevo parte della squadra Under 19 del San Gabriele di Milano, con cui ho fatto l’interzona . Dopo un’ultima annata in B2 con la Pro Patria, nel 2011/2012 ho giocato nel Sanga Milano in A2, successivamente nel Costamasnaga in A3 e nel 2013 sono approdata a Malnate. Con la Malnatese ho disputato tre campionati, due in serie C e uno in serie B. Da quest’anno gioco nel Basket Canegrate in serie C, dove ho ritrovato Luca Linari e per me è stato un po’ come ritornare a casa.

Nella tua carriera ci sono mai stati momenti in cui volevi arrenderti?
Potrei dire dopo ogni partita giocata male, perché mi demoralizzo facilmente e mi arrabbio con me stessa. L’unica volta, però, in cui seriamente ho pensato di “appendere le scarpette al chiodo”, è stato l’anno scorso, ma non per il gioco in sé, visto che comunque in campionato avevamo ottenuto risultati soddisfacenti, bensì piuttosto per l’ambiente che si era creato. Questo non coincideva con l’idea di squadra che io ho sempre avuto, in cui quello che conta è essere amici, uniti nelle sconfitte e nelle vittorie, giocando per un solo risultato tutti insieme, lasciando perdere le glorie individuali. Fortunatamente quest’anno, grazie all’incontro con la società del Basket Canegrate, ho ritrovato un ambiente sereno e con esso l’entusiasmo e la voglia di giocare. Per questo motivo ho fatto bene a rimettermi in gioco, avevo davanti persone che credevano in me e che ci tenevano molto alla mia presenza in questa squadra…dopo anni posso finalmente ridire che “MI DIVERTO!”

Qual è stato il successo che ricordi con maggior piacere?
Certamente le cinque finali nazionali rappresentano per me un’esperienza indimenticabile, che auguro a ogni giocatrice. A tal proposito colgo l’occasione per rivolgere un grande “in bocca al lupo” al nostro capitano che sta per vivere questa avventura (dal 14 al 16 aprile a Roseto degli Abruzzi si sta infatti svolgendo la Finale Nazionale Under 20 dove Ilaria Zinghini partecipa grazie al doppio tesseramento con il club milanese del San Gabriele Milano ndr.). Oltre a ciò, il successo che ricordo con maggior piacere risale certamente al maggio 2015, quando con il Malnate abbiamo vinto i play-off e come capitano ho provato l’emozione di tagliare la retina e di alzare la coppa che ci consentiva il passaggio di categoria.

Come ti stai trovando a giocare con le Bulldog quest’anno?
Quest’anno con le Bulldog mi sto trovando molto bene. Insieme a Elena Albizzati sono la più “anziana” e per questo all’inizio avevo paura di non riuscire a entrare in sintonia con le altre. Invece si è creato un gruppo molto affiatato e anche le più piccole hanno dimostrato la maturità e la determinazione necessarie per affrontare ogni partita, anche la più difficile.

Cosa provi a giocare davanti a tante persone come ci sono ogni partita a Canegrate?
È molto emozionante giocare davanti a tante persone, anche perché è raro nel mondo del basket femminile trovare un pubblico come il nostro, che ogni settimana può contare su un gran numero di supporter che con trombette, tamburi, bandiere e striscioni sono sempre pronti a incitarci. Anche grazie a loro ho ritrovato il piacere di giocare e quella carica che solo un tifo così grande può dare.

Come valuti la tua stagione finora e quella della Squadra?
Io non ho mai dubitato delle potenzialità che aveva questo gruppo, anche se i pronostici iniziali ci davano in fondo alla classifica. Malgrado qualche passo falso ci sia costato dei punti importanti, ora posso affermare di essere soddisfatta del percorso fin qui fatto da me e dalle mie compagne e mi auguro che alla fine i risultati premieranno i nostri sforzi.

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Sabato 22 aprile (ore 21.15, presso la palestra in via Enrico Toti a Canegrate) giocate il match importantissimo in “chiave” Play-Off per la Serie B con l’OSL Garbagnate Milanese. Quale è la condizione e lo “stato d’animo” della Squadra?
Arriviamo da una brutta sconfitta a Sondrio che ha portato con se nervosismo e amarezza. Ora davvero dipende tutto da noi. La voglia di vincere e di dimostrare quello che valiamo è grande, così come grande è l’obiettivo che tutte abbiamo ben chiaro, quindi l’imperativo è: vincere con testa, gambe e cuore!

Prima di una partita, cosa fai per concentrarti?
Diciamo che la mia concentrazione inizia appena metto piede in palestra: prima infatti cerco di non pensare troppo alla partita, per non lasciarmi prendere dall’agitazione. Quando però entro in campo, l’unica cosa che conta è la voglia di dare il massimo.

Molti atleti sono superstiziosi, tu hai un gesto scaramantico che fai prima di una gara?
Ho un’abitudine, che consiste nell’indossare sempre durante la partita quello che io definisco il mio “top portafortuna”. Oltre a ciò faccio un gesto scaramantico: al termine del riscaldamento, prima di riporre i palloni, devo assolutamente terminare con un canestro, quindi tiro da sotto prima da destra e poi da sinistra.

Com’è il tuo rapporto con l’head-coach Fabrizio Molteni?
Ammiro molto l’head coach Fabrizio Molteni, perché oltre a perseguire l’obiettivo di impartire nozioni tecniche e tattiche, lavora anche sul piano psicologico. Infatti ci prepara ad affrontare la partita con la giusta concentrazione e con grande apertura mentale, in modo da essere pronte a qualsiasi variazione negli schemi di gioco per adeguarsi alle mosse della squadra avversaria. Per quanto riguarda me personalmente, siccome io per poter dare il massimo ho bisogno di sentire il peso della responsabilità e soprattutto la fiducia nelle mie capacità da parte del mio allenatore, posso dire che in lui ho trovato tutto questo.

Quando non sei impegnata con il basket, come trascorri il tempo libero?
Avendo terminato gli studi universitari, ora sono entrata nel mondo lavorativo. Trascorro parte del mio tempo libero allenando i bambini del minibasket della Pallacanestro Albizzate, la società con cui ho iniziato il mio percorso cestistico. Appena posso mi piace anche occuparmi di grafica e di fotografia. Naturalmente non mancano poi i momenti di svago con gli amici e con il mio fidanzato che, da ex giocatore di basket, condivide con me la passione per lo sport e l’attività fisica.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi in campo sportivo, personale e professionale?
In campo sportivo il mio obiettivo più immediato è riuscire ad accedere ai play-off. Professionalmente invece il mio sogno sarebbe insegnare educazione motoria ai bambini della scuola primaria, sperando che presto anche l’Italia si adegui a quanto avviene negli altri paesi europei, in cui l’insegnamento dell’educazione fisica nelle elementari è affidato non al maestro di classe, ma a un docente laureato in scienze motorie.

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