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DUE CHIACCHIERE CON…FRANCESCA CONTIN

Nono appuntamento con la Rubrica “Due Chiacchiere con…”; una serie di domande per conoscere meglio le Bulldog della Serie C. La nona atleta intervistata è la guardia Francesca Contin.

Come hai conosciuto questo sport?
Sin da quando ero piccola i miei genitori mi hanno sempre fatto fare nuoto, attività che mi piaceva molto e praticavo volentieri. In terza elementare, durante un progetto multi sportivo, fatto durante le ore di ginnastica, ho avuto l’opportunità di conoscere diversi sport. Ecco che in questa bellissima occasione, il minibasket mi ha colpita e mai più abbandonata.

A che età hai iniziato a giocare? E quale è stato il tuo percorso giovanile e seniores?
Ho iniziato a Nerviano in una squadra mista, per poi continuare sempre a Nerviano in una squadra femminile, fino all’età di 13 anni. Successivamente trascorsi tutte le giovanili al Canegrate. A livello seniores ho giocato poi tre anni in serie C, alla Virtus Carroccio Legnano. L’anno scorso mi è stata data l’opportunità di tornare al Basket Canegrate, dove giocano alcune compagne con le quali trascorsi anni di giovanili bellissimi, e non ho esitato un attimo a dire si.

Nella tua carriera ci sono mai stati momenti in cui volevi arrenderti?
Non posso nascondere che in così tanti anni i momenti difficili non sono mancati. In modo particolare quest’anno per me sono cambiate molte cose, e mi è capitato di pensare che il basket fosse un peso che si aggravava alle difficoltà personali che ho avuto, piuttosto che un “ancora” di salvezza, come poi sono arrivata a comprendere con l’ aiuto di persone a me vicine, allenatore, compagne di squadra, ma soprattutto grazie al mio carissimo papà, che con la sua presenza in ogni partita, da quando ho iniziato a giocare, ha svolto nel mio percorso cestistico un ruolo fondamentale.

Qual è stato il successo che ricordi con maggior piacere?
Durante il percorso giovanile, Canegrate aveva la prima squadra in Serie B. Una volta alla settimana facevo, insieme ad altre mie compagne, allenamento con la prima squadra. E capitava anche di esser convocata. Ricordo con immensa gioia ancora, la prima volta, solo per la convocazione ero piena di gioia e dissi subito a papà che quella domenica, prima di venire in palestra, sarebbe dovuto andare a prendere anche il nonno. Ricordo ancora, mancavano quattro minuti alla fine, il coach mi chiamò per entrare in campo, io ero super intimorita. Entrai, poco dopo si presentò l’occasione di un tiro aperto, lo presi, segnai. Mi girai verso la tribuna e il nonno piangeva dall’emozione, papà mi guardava con orgoglio. Un emozione immensa, che ancora provo adesso che ve la sto raccontando

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Come ti stai trovando a giocare con le Bulldog quest’anno?
Quest’anno sono sorpresa. Non mi aspettavo assolutamente di trovarmi così bene con le mie compagne. Le stimo, ho molta fiducia in loro.

Cosa provi a giocare davanti a tante persone come ci sono ogni partita a Canegrate?
Il pubblico di Canegrate è fantastico, trasmette un’energia fantastica e coinvolgente.

Come valuti la tua stagione finora e quella della Squadra?
Come in ogni esperienza e percorso che intraprendo, che sia cestistico o meno, metto tutta me stessa. Nonostante le mie qualità tecniche non sono a livello di quelle della squadra, non si può non riconoscermi il cuore e la voglia che ho di fare. Riguardo alla squadra penso sia forte tecnicamente, e nonostante sia, la nostra una neo squadra, penso che il livello raggiunto sia più che soddisfacente.

Prima di una partita, cosa fai per concentrarti?
Sinceramente non ho un modo particolare per concentrarmi prima di una partita, o meglio il modo migliore per concentrarmi è assolutamente non pensare alla partita fino a quando non siamo tutti in spogliatoio per il discorso pre-match. Questo è il modo migliore per non fare salire troppa ansia.

Molti atleti sono superstiziosi, tu hai un gesto scaramantico che fai prima di una gara?
Sinceramente non mi ritengo una persona superstiziosa, di conseguenza non ho alcun gesto scaramantico.

Com’è il tuo rapporto con l’head-coach Fabrizio Molteni?
Sicuramente si è creato un rapporto di rispetto reciproco. Parlando di Fabrizio come persona, non ho nulla da dire, ogni qualvolta ho avuto problemi si è sempre interessato, e come ho scritto prima ha sempre trovato parole giuste per aiutarmi. Fabrizio come allenatore penso di lui che sia molto preparato tecnicamente, che abbia molta voglia di fare, di insegnare, trasmettere e soprattutto di crederci davvero. Unica pecca purtroppo speravo di avere anche io il mio spazio, come molte mie compagne, e invece questo non si è verificato. Io sono molto autocritica e penso la colpa sia mia, ma forse non è sempre così, penso che spesso si è verificato che Fabrizio si sia concentrato, durante alcune partite, su persone, che in quella determinata occasione, hanno dimostrato di non essere pronta a tirare fuori la grinta di sempre, tenendole in campo, piuttosto che dare spazio e opportunità a me come ad altre mie compagne.

Quando non sei impegnata con il basket, come trascorri il tempo libero?
Tra università, basket, lavoro il tempo libero scarseggia. Ma quando c’è mi piace passarlo con amici e famiglia.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi in campo sportivo, personale e professionale?
In campo sportivo ovviamente vincere l’ultima partita che manca, accedere ai playoff e arrivare in serie B. Dal punto di vista personale, ne avrei da scrivere. Dal punto di vista professionale spero di continuare a rimanere in linea con gli esami e laurearmi tra un anno.

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